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ABC filati: le fibre tessili

Un articolo molto semplice, per fare la giusta chiarezza sul grande mondo dei filati, e più precisamente sul mondo delle fibre tessili, tanto care alle appassionate di lavoro a ferri o uncinetto.

Le fibre tessili si dividono in naturali e chimiche. Le naturali si dividono, a loro volta, tra vegetali e animali. Le fibre chimiche, invece, si dividono in artificiali e sintetiche. Le fibre vegetali più comuni e conosciute sono: lino, canapa, juta, cotone, banano, cocco, agave. Le fibre animali sono: lana di pecora, lana di cammello, seta, cashmere, mohair, vigogna, alpaca.

Le fibre artificiali, ricavate perlopiù dalla cellulosa, sono: acetato, cupro, viscosa o rayon, modal.  Le fibre sintetiche, invece, rispetto a quelle artificiali sono ricavate dal processo di raffinazione del petrolio. E sono: acrilico, poliammide, poliestere, polietilene, polipropilene e poliuretano.

In genere sono le fibre sintetiche quelle dove si tende a fare la maggior confusione. E noi da queste partiamo!

In pochi sanno che la prima produzione di fibra acrilica in Italia avvenne attraverso il gruppo Edison, che la produceva nell’ex stabilimento Acsa del petrolchimico di Marghera, in provincia di Venezia. La prima fibra acrilica, che prese il nome di Orlon, fu prodotta dalla DuPont nel 1950. In base al tipo di processo produttivo si ottengono numerose fibre acriliche, partendo da due diverse molecole: la poliacrilonitrile o l’acrilonitrile. La qualità dell’acrilico dipende dalla tipologia del processo produttivo.

Il poliammide (in molte diciture viene definito come PA) deriva dal processo di sintesi di alcune molecole chimiche, detti tecnicamente lattami. Il poliammide può essere di due tipologie: alifatiche dette anche semi aromatiche (nylon) o aramidiche (Kevlar).

Il poliestere è invece un combustile che, a causa della sua particolare caratteristica di autoestinguenza, si è adattato all’uso tessile industriale. È molto spesso usato in combinazione con il cotone. Attenzione: spesso il poliestere è confuso con la microfibra e questo perché produttori senza scrupoli indicano in etichetta solo la microfibra. Che come vedremo non è un materiale ma bensì un tipo di lavorazione specifica di materiali sintetici.

Il polietilene è il più comune polimero di sintesi. Dalla sua lavorazione si ottengono un gran numero di materiali plastici che nel campo dell’aguglieria possiamo trovare soprattutto nei cordini per borse.

Il polipropilene è un polimero semicristallino isotattico. Fu prodotto per la prima volta in Italia nel polo chimico di Ferrara ed ebbe un enorme successo attraverso gli investimenti del gruppo Edison, poi divenuto Montedison. È il prodotto più usato per realizzare cordini di vario genere, foggia e misura, destinati perlopiù alla realizzazione di borse e creazioni con la tecnica del macramè.

Tra le fibre artificiali quelle che più spesso troviamo all’interno della composizione di gomitoli o rocche sono senz’altro il rayon, la viscosa ed il modal.

Il rayon è un materiale che si ottiene dalla cellulosa e nel 1924 fu definita “seta del legno”. Le fibre della cellulosa vengono sciolte nella soda caustica che reagisce con il solfuro di carbonio. Da questo processo nasce un composto solubile in acqua che si chiama viscosa. Da questo processo si ottiene il rayon. Il modal è una variante del rayon, che si ottiene direttamente dalla cellulosa del faggio. Il modal è anche abbinato al nome di tencel.

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Redazione ArcobalenoFilati – www.arcobalenofilati.it